“Non importa quanto freddo sia l’inverno, dopo c’è sempre la primavera.”
Eddie Vedder
Anche se qualche volta questa primavera si fa attendere più del previsto, dobbiamo ammetterlo. Alcuni inverni sembrano oltremodo interminabili finché non cedono poi direttamente il posto a estati torride ma rassicuranti, per il calore improvviso che sembra scongelare ogni preoccupazione.
Eppure, nel mezzo, c’è il tempo della fioritura. Un tempo personale, indefinito, imprevedibile. Alcune volte lungo e faticoso, così tanto che la speranza che da rami vuoti e secchi possano sbocciare dei fiori, vacilla fino a perdersi. Ci si assicura di aver predisposto i giusti fattori esterni: la giusta temperatura, l’illuminazione, il giusto grado di umidità, la giusta nutrizione; eppure, spesso non basta, gli ingredienti che mischiamo e controlliamo più e più volte non riescono a dare quel risultato sperato.
Sbaglio qualcosa? Perché non funziona?
Alle volte illudiamo noi stessi di poter funzionare come una combinazione di elementi in un laboratorio, mettendoci al servizio della pratica, dei tempi predefiniti, sporzionando ogni cosa come le dosi di una ricetta e, alla fine, facendo i conti con la frustrazione del non esserci riusciti.
Facciamoci un favore: lasciamoci liberi nel nostro tempo di sbocciare.
Abbandoniamo l’idea del rendere ogni cosa controllabile: non tutto lo è, non tutto è progettabile.
Anche i piani più elaborati, quelli studiati in ogni punto e perfezionati più volte si scontrano con il naturale processo della vita; ci sarà chiesto di riadattarci, riprogettarci, rispettarci.
Se tarda ad arrivare, non è detto non accadrà mai: aspettiamo il tempo della nostra fioritura. Anche se lungo. Nel frattempo, godiamoci il viaggio.
Se la fatica è tanta durante la strada, ci si può fermare a riposare, imparando a concedersi delle pause per prendersi cura dei propri boccioli.

